Infiniti spacceranno il mio per un sciocco pensare, ed io giudico altretanto del loro, e non mi curo che mi stimino, né che sieno miei discepoli. Pensino, e operino a modo loro, e si contentino che ancor io faccia il medesimo. Non parlo nei termini che scrivo, ma appresso a poco fo intendere lo stesso a chi mi conosce, e per questo non faccio quella fortuna che non cerco di fare.
ø A dì 23 detto martedì.
Tempo bello assai, e molto cocente.
Mi sono ritrovato in una dolce malinconia per cui delicatamente inquietato da un tremito interno sentivo l'anima non contenta, senza che a ragione dovesse dolersi. Questo credo che sia lo stato naturale della insaziabilità umana, che non sa essere felice, ed odia l'infelicità. Ritirato poi in