a quelle reliquie delle lontane nazioni, che popolarono una volta delle contrade or deserte, a quelle memorie, che ricordano l'esistenza dei nostri antenati, le loro virtù, i loro pregiudizi, la loro religione, la loro cultura, a quei castelli rovinati, i quali furono sull'eminenze di quasi tutta l'Europa l'asilo contro l'oppressione, o un instrumento di lei, a quelle fortezze smantellate, le quali non valsero a difendere la libertà, o a reprimere le ambiziose conquiste, a quei paesi ridotti al suolo che ricoverarono un giorno il vizio, e la noia, alle colonne giacenti sulla terra, che sostenevano dei templi augusti eretti a false deità, ai boschi sede una volta della superstizione, ai monasteri ricoveri una volta dell'innocenza ove si confinavano coloro, che resister non sapevano alle perversità del secolo, a quelle capanne, che le spade, o le faci resero prive di abitatori, a quei marmi bugiardi, che