N II 30
Ieri intesi all'Accademia Fiorentina una lezione dell'abate Fontana biblioteclario riccardiano nella quale sostenne che il politeismo degli antichi era la religione del volgo fomentata dai poeti, e dai sacerdoti, che il conto loro trovavano nel moltiplicare gli dei. Il soggetto era degno di più lunga discussione, ma interessante. Se non che non intendo perché i detti poeti ardissero far così malvagi i loro numi, e come lo soffrissero i sacerdoti, che a Socrate non perdonarono il conoscerne uno solo maggior di loro.