Conte Alfieri, suoi scritti. Voi conte Alfieri quando indirizzaste alcuna delle vostre tragedie a Carlo I, al futuro popolo d'Italia eravate democratico, ed ora perché vi cruccia aver anche stampato a Hell delle opere simili
, ci date il contraveleno, scarsa collezione di poesiole inculte, e plebee contro i francesi (in ottave) mostrate chiaro il vacillamento penoso dei vostri sentimenti. Ma io... Io che veggio nuovi Pilati portare senza decreto nel sacrario della giustizia l'infamia, la desolazione... "O signor mio, quando sarò io lieto / A veder la vendetta, che nascosa / Fa dolce l'ira sua nel suo segreto?" Io che mai fui oligarchico neppure secondo il carattere fatogli da Teofrasto di ambizioso senza interesse né l'altro di spirito sempre di sé mal pago (cap. 17) a motivo, che la sorte non si presta a propri desideri, mi tocca a lagrimare per gli altri, e per me come lagrimavano i romani sotto Mario, e Silla perché