in loro un merito vero. Molti, e molti sono i mastri, ma pochi i buoni poeti fra l'immensa turba di quelli, che si lusingano di esserlo. Perché lo divengano non bastano i precetti di Aristotile, di Orazio, e di mille altri copiatori loro, bisogna, che tali sieno nati, e che perfezionati si sieno studiando la natura, i gran modelli, e con loro i migliori, che il perfetto poetare praticamente insegnarono. Chi non fu destinato a rimare indarno si gratterà la testa per tesser delle rime da esser sofferte appena in un'Arcadia, adulate da dei pedanti famelici, dimenticate dall'inesorabile posterità. Ma i più grandi ancora averanno errato, saranno inciampati,