passaggio della Toscana a piacimento dell'imperatore come feudo imperiale, accennata nella storia dell'abate Galluzzi in lingua latina, e volgare, e preceduta da un breve discorso in cui si vuol mostrare che la Toscana ha dei diritti diplomatici alla libertà, e che questa libertà è utile alla Toscana, alla Francia, e per fino all'Alemagna. Vi entra un bell'elogio a Leopoldo che voleva darci una costituzione fissando un'assemblea composta di un deputato per comunità, che avesse potestà legislativa, con due assessori assistenti del potere esecutivo. Queste notizie sono tratte dalle carte serbate da Gianni. Vi è una non giusta critica al buon Ferdinando ed una più giusta a chi governò doppo la sua partenza con la nota dei perseguitati di nome. Il disteso è di Leopoldo Vaccà in parte non spregievole, e sagace, ma poco convincente.
Il tempo è più, o meno nebbioso doppo una grossa brinata, ma si è visto il sole.