"Recepto dulce mihi furere esse amico" Orazio lib. II od. VII. Canzonetta. 1. Dopo i sospiri, e il pianto / Del tuo sincero amico / Placossi il ciel nemico / Ebbe di noi pietà. / Se dessiato tanto / Lontano in altro polo / Vivesti al patrio suolo / Esco ritorni già. / 1. Sedici volte il giro / La luna in ciel compio, / Ma secoli al dessio / Furon gl'istanti ancor. / I miei lamenti udiro / Al chiaro, e all'aer fosco / Il fonte, il prato, il bosco; / Fu sempre oppresso il cor. / 3. Stancai co' prieghi il cielo, / Co' voti il ciel stancai, / Sciolgasi il voto omai, / Che il ciel mi arrise già. / Squarcisi il nero velo, / Che m'imgombrava il petto, / Ogni funesto aspetto / Grato per me si fa. / 4. Al torbido pensiero / Si presentano avanti / I tanti pregi, e tanti, / Che tu racchiudi in sen; / Ma, se confesso il vero / Mi consolar talora. / Pur non bastano allora / Per consolarmi appien. / 5. Tanta è la gioia immensa / Or che m'inonda il seno, / Che l'anima vien meno / Rapita dal piacer; / E se al piacer ripensa, / Se il lungo duol rimembra; / Un sogno ancor le sembra, / Dubita ancor del ver. / 6. Emilio è ver che torni / Salvo ai paterni lari? / Ed agli amici cari / Dividi i baci, e il cor? / E il genitor, che i giorni / Traeva egro, e dolente, / È ver che più non sente / Che cosa sia dolor? / 7. Per la letizia in seno / Sente balzarsi il core, / Il giovinil vigore / Sente rinato in sé; / Tu lo consoli appieno, / Tu con i giorni tuoi / Salvo gli accresci i suoi; / Ei vive solo in te. / 8. Già rasserena il volto / La povertà negletta, / Da te soccorso aspetta / Qual lo porgesti un dì: / Le liete voci ascolto, / Già risonarmi intorno; / Più fortunato giorno / Non mai dal mare uscì. / 9. Fra tanti segni espressi / D'universal contento / Io che maggior lo sento / Io sol dovrei tacer? / Mentre fra dolco amplessi, / Pendi de' cari amici, / Me che il più caro dici / Tu non dovrai veder? / 10. Non tacerò giammai, / Mi vedrai sempre appresso, / Sempre sarò l'istesso / Né mai cangiar mi so; / Anzi di più vedrai: / L'amico ritrovato, / Oggi impazzir mi è grato, / Oggi impazzire io vuò. Al nobil uomo il signor Emilio de' marchesi Pucci ritornato d'ostaggio in segno di vera amicizia. N. A.