depositaria imparziale del merito altrui. Ben pochi come Aiace possono volere che sulla loro tomba sia scritto "Mea semper gloria vivet". Come narrò Cicerone nel II lib. De gloria al dire di Gellio lib. 15 cap. 6 ben pochi devono oggi temere di esser mandati a morte da un Domiziano, come questo tiranno fece Rustico Aruleno a cagione dell'invidia, che portava alla sua gloria, se il vero ci dice Plutarco nel Trattato della curiosità. Dei grand'uomini di tutte le specie del presente XVIII secolo si parlerà, o si averà memoria nel XXVIII? Eppure molti, e poi molti sperano di sopravivere per la più tarda posterità, mercé la stampa, che quasi porta a galla, i nomi, e le cose, e le soffoga nella sua immensità egualmente.