Uomo libero. "Quisnam igitur liber? Sapiens sibique imperiosus: / Quem neque pauperies neque mors, neque vincula terrent. / Responsare cupidinibus, contemnere honores / Fortis, et in se ipso totus teres, atque rotundus / Externi ne quid valeat per leve morari" ecc. Orazio Sat. VII lib. II. I nostri moderni democratici sono tali? Sono tanti schiavi di tutte le loro passioni alle quali servono vilmente. Quindi la democrazia è un nome, un pretesto per disobbedire alle leggi scritte, non scritte. Altieri costoro calpestano tutti quelli, che dicono essi pregiudizi, ma non combattono le loro inclinazioni malvagie, i loro depravati appetiti. Ed io gli dovrò creder liberi? Come una fiera scappata dal suo padrone, che sbrana greggi, e pastori. Quanto sarebbe stato meglio, ch'ella fosse restata fra le sue catene fuor della possibilità di portar le stragi ove passa. La grandezza aristocratica scioglieva ancor essa il freno al vizio, ma la moderna libertà altro no ha fatto che trasferire questo diritto dai signori alla plebe. La storia scandolosa degli ultimi anni del regno francese ci dipinge dei gran libertini, e dei gran scellerati coperti di pomposi nomi, decorati di dignità, fregiati di nastri. Quella della Rivoluzione ci presenta plebei rivestiti del potere supremo, che insultarono l'onestà, che predicarono il vizio, che professarono l'empietà, e questo loro costume si è sparso... A Venezia un senatore era un tiranno, a Genova un consigliere era un prepotente, a Roma un principe, un cardinale era un despota. Ora lo è tutto questo un patriotta caldo, che predica libertà, eguaglianza per aver titolo di rubare, di vandicarsi, di perdersi in tutte le lordure del senso. Ma dunque ha guadagnato l'umanità? Si aspetta una stagione più tranquilla, si accusano i passati orrori sostenendo la necessità di purgare il campo dalle cattive erbe? Intanto la presente generazione soffre; intanto le lagrime bagnano il ciglio della matrona onesta, del buon padre, dello sposo virtuoso; intanto le proprietà sono offese, i costumi sono corrotti, la religione è derisa. Intanto prende la maschera della libertà quello che non è schiavo degli altri, ma di se stesso, e che ardisce deridere tutto ciò, che alla sua perversità non va a grado.