Mia difesa di Amerigo Vespucci. Bisogna che noti un aneddoto. Mandai per la via di Bologna all'abate Eximeno la mia Difesa di Amerigo Vespucci, non sapendo ove fosse
Glossa margine sinistro
Ved. P 24 p. 6008.
. Seppi molto di poi, ch'era a Roma, e potetti credere, che non l'avesse ricevuta
Cartiglio
Al signor abate Antonio Eximeno ex-Gesuita spagnuolo Roma , o dov'è il dì 25 maggio 1798
Glossa margine sinistro
Mandata per mezzo della segreteria del cardinale Lorenzana al suo destino nel giugno.
. Tempo fa l'abate Giulio Perini sottobiblioteclario di questa pubblica libreria Maglabechiana so che vi diresse come propria una certa difesa di Amerigo Vespucci impressa nel 1796. Sappiate adunque che la medesima non è di lui, ma di un tal Giuseppe Pelli vecchio gentiluomo fiorentino suo amico, stato per diciotto anni Direttore della Real Galleria, ed ora impiegato in più lucroso posto di finanza per clemenza del suo buon sovrano. Se volesse mettere in chiaro ciò per completare la cronica delle imposture letterarie scrivete al medesimo Pelli, ed egli vi confesserà ingenuamente il fatto, perché vi stima senz'arrossire di aver difeso un suo concittadino dalla penna troppo franca di Mugnoz denigrato. Prese costui il nome di Diofante Alessandrino, perché di fatto lo porta nell'oscura colonia aborigenia ammiatense, del resto è un uomo pieno di troppa veracità per vergognarsi mai di avere appuntato mestamente lo stile a pro di un suo patriotta, anche contro di voi, che conosce per fama, e per gli scritti degno di tutto il rispetto. Se Perini ha voluta cogliere una groliola (?) sul tronco della di lui modestia si è bene ingannato, mentre è riservato. Egli a suo modo, ma pieno di fuoco contro dei simili a lui, come ha mostrato in altre occasioni nelle quali si è sbizzarrito di fare arrossire, e i s...che hanno voluto attaccarlo, o disgustarlo quantunque lo abbia fatto in maschera, persuas di baloccarsi più nel coltivare in silenzio le lettere, che nel vestir la giornea di letterato. Io che lo amo, ho voluto avvertirvi di ciò, sperando, che non lo averete a male se scopro il vero vostro avversario, il quale non sapendo ove voi soggiornaste a Bologna v'indirizzo la detta sua lettera, la quale se aveste ricevuta, non sareste stato sopreso da un uomo che averebbe dei talenti da non condurlo al bisogno di rivestirsi delle altrui penne, se spiegar volesse le proprie impiegandosi nelle occupazioni del suo mestiere con lealtà. Io poi sono veramente con tutta la maggiore stima vostro servitore Ottaviano nipote ecc.
. L'abate Giulio Perini adunque, qualche tempo doppo, gliela inviò come propria, scusandosi con lettera, e dipoi ha accettate le congratulazioni, da chi aveva letta la stessa lettera