rizzosse: / Guardò la patria di virtù madrigne, / Che sin de' ceppi inorgoglisce, e tanto / Da se medesma vilmente traligne. / Gemina stilla di secreto pianto / Le scorse sulle attonite palpebre, / E la calva celò testa nel manto: / Poi sollevolla ecc." Si sforza Gianni d'imitar Dante, e qualche volta vi riesce, come quando termina il quinto canto col verso " Crollò cascando, qual colonna casca" parlando di Roma, ma spesso è marinescamente gonfio troppo.