provenienti dalle circostanze dei tempi, da quelle meritate dalla natura delle loro passioni, da quelle annesse alla necessità umana. Valeriano scriveva nel 1527 e parlò delle cose accadute nel corso di circa sessanta anni prima in cui l'Italia fu immersa in mille mali. Trattando adunque di sopra cento letterati di ogni classe, quattordici morirono di peste, quattordici vittime del sacco di Roma, o di altri simili infortuni, undici furono assassinati in varie guise, sette si uccisero da loro stessi, quattro condannati furono per delitti, quattro morti per dispiacere di non esser fatti cardinali, ventotto morti di varie malattie, quattro estinti sul