Efemeridi Giuseppe Pelli Bencivenni

Serie II Volume XXV (1797) - Parte I

Volume Venticinquesimo - Parte prima » p. 6561

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ebbe probabilmente la Grecia, Roma lo accattò forse dagli etruschi, e questi dagli egiziani lo acquistarono forse. Ma chi mi fa vedere la bella similitudine di quel verso di Dante nel canto 2 dell'Inferno "Come falso veder bestia, quand'ombra" se non un certo tatto fine, che mi convince della convenienza di lei, dell'accorta riflessione, fatta dal poeta nell'osservare un accidente troppo comune? Chi mi fa ridere ad una scempiataggine, come quella dei sonetti notati poco sopra p. 6545v se non la sola mia abitudine a distinguere il bello in poesia? Ed un pezzo di musica? Io lo sento analogo al mio cuore, e dico, che mi alletta, e lo dico senza odio, o prevenzione per chi lo scrisse.