di lunga quiete, che molto si stima, che aveva una preponderanza per tutte le cose piccole, che parlava una lingua la quale si era resa universale con i suoi scritti leggieri, galanti, e chiari, e con farsi modello di eleganza, e di buon gusto. A questo aveva infinitamente cooperato Luigi XIV che chiamarono il Grande, e che ottenne di esserlo creduto a forza di fastose prepotenze, di ogni genere di ambizione, e dell'impegno sagace nell'arte di rivestire anche i suoi vizi con la vernice più imponente alla vista dei grandi imbecilli, i quali profittando di lei con opprimere i deboli sostenevano il loro orgoglio. Bisogna risalire all'antica storia per