Tragedie del conte Alfieri. Alfine mi sono adattato a leggere attentamente le tragedie di Alfieri sulle ultime edizioni molto variate, e ammorbidite nello stile, da quella prima di Siena del 178... di alcune. Che dunque ne dirò? Io cerco il vero lungi da partiti. L'uomo è fatto ormai celebre, in Italia ha molti partigiani, merita forse di averne, perché forse è l'anima più robusta (non la più virtuosa) che vi alligni, se si osserva, se si ascolta.
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Lo mosse a scrivere la noia, e il tedio di ogni cosa misto a bollor di gioventù, desiderio di gloria, e necessità di occuparsi in qualche maniera che più fosse confacente alla sua inclinazione (risposta a Calzabigi).
Io non velai, che il suo fare non mi va a grado.
Cartiglio
Giudizio delle tragedie del conte Alfieri. Ecco l'appunto di quello, che penso individualmente dei pezzi tragici di questo moderno celebre autore. Il Filippo portato molto fuori del vero della sua storia. È la seconda che fece doppo una Cleopatra cattiva scritta nel 1774 che non dette in luce. Polinice che nel vero della storia, o della favola da non potersi sprezzare. Antigone troppo semplice, cupa, e monotona. Virginia è la più vera, la più tenera, la più interessante. L'Agamennone con delle indecenze (osservisi Elettra confidente della madre, e sollecita del fratello, e non del padre assai) e poco in natura. Oreste soffribile perché sul vero almeno di favola assai nota, o storia, che sia ma nel quarto atto fuori del verisimile. Rosmunda fuor di natura, fuor del verisimile senza interesse quantunque libera nella condotta per essere romanzesca. Ottavia in cui trionfa non l'eroismo della scelleraggine come disse Cesarotti, ma l'eroismo folle del furore frenetico e perciò nauseante.
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Ved. B 31 p. 17.
Timoleone doppo la Virginia assai mi piace, quantunque con qualche difetto. Merope della quale a confronto di quelle del Maffei, e di Voltaire ne ho scritto già
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Ved. K k 21 p. 5038.
quello che ne penso, ha delle bellezze, ma il tutto assieme con corrisponde alle parti. Maria Stuarda falsamente incolpata complice della morte del suo marito Enrigo, dall'autore stesso giudicata la tragedia "più cattiva", che abbia fatta, lo è certamente per il quinto atto, per quella "parte profeticamente poetica, fantastica, inverisimile di Lamorre ministro di menzogna", per quel dubbio, che lascia sulla vera cagione, il modo ecc. della morte del consorte. La congiura de' Pazzi che Alfieri dice la minore di quasi tutte le sue tragedie, e che pur si compiace di aver fatta, non già l'antecedente, sfigura assai il Magnifico Lorenzo, e Giuliano, m'a me non dispiace perdonandoli l'aver troppo alterata la storia cosa, che non gli perdona Roscoe nella bella vita di detto Lorenzo trad. ital. t. II p. 328. Don Garzia tragedia posta sul falso come ha mostrato l'abate Galluzzi nella Storia medicea, l'autore la crede superiore all'antecedente: io la trovo molto al di sotto pel comando vile che Cosimo fa al figlio di uccider nella grotta il Salviati, di commetterlo all'amante della figlia, per l'invenzione dello scambio onde farlo reo di un fraticidio ecc. ecc. Forse niuna più avvene terribile, e stomacosa. Il Saul ha della poesia, e delle bellezze prese bene in presto dalle sacre carte, e mi piace perciò assai. L'autore, di lei si compiace dedicandola ad un amico, e ne ha ragione, ma è un poco strozzato, e con altri difetti. L'Agide, quasi un ritratto di Luigi Capeto non mi muove assai quanto questo, ma pur muove per la fortezza spartana della madre.
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"Doveva dire anche il secondo. / Già la sentenza mia so, senza udirla" Atto IV scena III.
La storia, il carattere di Leonida no è ben chiaro però. Sofonisba soggetto nobile, e tenero con dei gran caratteri; ma mi duole che il meno sublime vi comparisca Scipione come lo confessa lo stesso Alfieri. Bruto primo sublime in se stesso, nel vero carattere repubblicano, ma non affatto degna della compiacenza dell'autore, che non sa né difenderla, né lodarla. Io che sono da meno di lui, ne vo contento almeno nel leggerla. Mirra tenera assai, ma scoperto del suo cupo dolore sola cagione innocente l'amor suo incestuoso perché condottavi dal Fato o da una vendetta di Venere scuote con nausea, e rincrescimento orribile. Basta questo ad Alfieri? Se lo tenga caro, ma non creda di giustificarlo, né di dedicare a quella, che ama (Contessa d'Albania) un pezzo degno di gran signora, né di piacere ora ne' teatri d'Italia, se mai piacer potesse ai futuri secoli sognati liberi. Bruto secondo grande nelle parlate, nella condotta, nell'azione, e il difetto che porta del parricidio è della storia. Ciascuno potrebbe esser contento di averla pensata, e scritta.