E avrai l'imago del festivo Giotti, / Senza l'amato del cavalier Dotti".
Eccone anche un secondo. "Pingi o mia Musa con leggier pennello / l'imago di un artista valoroso, / Che anima i sasso con il suo scalpello, / Verace nel pensare, anch'è borioso / Di star sempre d'intorno al sesso bello, / E d'ammogliarsi spesso disioso, / Ma teme ritrovar spine, e non fiori, / E ritrarrai Francesco Carradori." Un terzo ancora. "Barbera cena, ed anima bambina, / Smesso di vesti, e limpido di cuore, / A Zenone imitar non poco inclina, /