Morire. La predica solita della morte sentita ieri mi condusse a riflettere, che in tutt'i sensi gli uomini mai hanno saputo apprezzarla per sé, e per gli altri; e che mai la vita hanno curata né per quello, che costa a goderne, né per quello, che si rischia a perderla. Non l'apprezzarono mai i potenti, che idolatrar si fecero come sicuri di non perderla, e la terra devastarono per conquistare un patrimonio, che mai dovesse fuggir loro di mano. Non l'apprezzarono quando la volsero ai loro simili per espiare i loro delitti, per placare gli dei, per servirli, per aiutarli, per sollazzarli. Non l'apprezzarono quando per noia, per disgusto, per dispetto, per onore l'anteposero alla vita. Non l'apprezzarono quando l'arrischiarono per comprarsi dei piaceri, delle vendette, dei supposti vantaggi, degli avanzamenti di fortuna, della gloria. La vita costa poi assai per goderne, perché suppone un incomodo della madre nella gravidanza, nel parto, nella prima nutrizione: pensieri, spese, e palpita ad ambedue i genitori per condurre i figli a maturità. Una serie di dolori in chiunque è arrivato ad un certo periodo di età. Quello che si rischi a perder la vita, è una cosa, che calcola solo colui, che calcola solo colui, il quale persuaso intimamente della religione crede, che la morte sia l'ingresso in un nuovo corso di esistenza; e che questa sia felice, o infelice a seconda dei nostri meriti, o dei nostri demeriti; onde chi non crede può esser dispensato solo da stimarla. Ma ricadendo costui anche nel nulla, può esser ragionevolmente contento di finir per sempre, di perdere tutte le sue sensazioni, di profondarsi in un sonno eterno in cui sieno cancellate tutte le sue idee di gloria, di fama, di merito, di ricompensa ecc. che inebriano in vita gli uomini? Meditando questi due punti si possono filosoficamente concludere le stesse verità, che un sacro oratore annunziar suole in pulpito. Oh! Che l'orator sacro, che sia filosofo, quanto ha il disopra nelle udienze culte al declamatore per il popolo, che ascolta senza saper pensare, e si squote alle strida per momenti, ed alle impressioni dei sensi.