Riflessioni sincere o confessione di un uomo onesto. Nato con un carattere rigido, poco flessibile, non fui con tutto questo portato a professare uno spirito finanziere, anzi nutrito con lunga meditazione nelle massime della buona, e vera pubblica economia ho sovente in queste carte sostenuta la libertà di commercio assolutamente, ho lodato il disinteresse di Pietro Leopoldo, ed in vece ho riso di alcuni che hanno preferito l'utile delle regalie, al vantaggio pubblico. Questi sono ancora i miei veri, ed assoluti sentimenti, e lo saranno fino alla morte, perché non ho mai pensato temporariamente, o a piacere altrui, o a seconda delle circostanze, come molti, che vogliavano prodursi, e far fortuna. M'ad onta di tutto ciò, che in mia coscienza è vero, posso essere strascinato dal mio preciso dovere attuale a proporre delle novità non piacevoli, a spiegare una fermezza da spacciato regalista, a smentire l'apparenza dei mie passati sentimenti, a farmi credere quello, che non vorrei esser creduto. Come giustificherò al bisogno tutto questo? Col dichiarare primo che in ogni occasione o non farò il male, o ne farò la minor dose possibile costretto dall'altrui autorità, o dalle invincibili combinazioni; secondo che chi ha bisogno di servire, e di mantenersi coll'altrui salario, è nell'obbligo indispensabile di sacrificare le opinioni proprie, a quanto più conviene a chi lo stipendia, e tutto ha fatto qual ora si presta meccanicamente, e con placidezza ad impiegare la sua opera a quanto gli è comandato, o a quanto tenda al più umano adempimento de' suoi doveri, ed al disimpegno delle sue obbligazioni per mercede locate.