quello era di collocare in bigoncia un fanciullo, di permettere al pubblico, che gli facesse qualunque domanda, e di esigere da lui una parola sopra la quale due interpreti replicassero al quesito, e trovassero la convenienza di detta voce col loro sentimento.
Ciò chiamossi il giuoco del sibillone in cui ho sentito parlare con più, o meno eloquenza all'improvviso l'abate Buondelmonti, l'abate Niccolini, il dottor Felici, Roberto Gherardi, il dottor Lami, un abate Grazini, e vari altri. L'esperimento era azzardoso, ma spesso vinceva la difficoltà, la prontezza del talento, e l'abilità degl'interpreti, se non che in ultimo fu difficile il trovargli. L'abate Salvini