al monastero di San Michele in Borga di Pisa sessanta denari pisani nuovi per avere vita durante il sostentamento, e l'abate Guido gli promette abitazione vicina al convento, cinque staia di buon grano, ed uno di miglio, barili sei di vino puro, e chiaro, quattro quarras di fave, una carrettata di legne, una libbra d'olio, il tutto a misura pisana, e dell'ortaggio ogni giorno (carta già nell'Archivio di detto monastero appresso gli Annali camaldolesi vol. I in App. de veteribus conversis col. 373).
Or chi viverebbe con quello alimento? E ci lagneremo poi del nostro secolo?