a me stesso, ho dubitato di esser Mirra senza colpa, e senza volontà, ed attendo l'esito delle mie speranze, delle mie fiducie, di quel piano, che avevo avuta la debolezza di disegnarmi per l'ultima epoca della mia esistenza mortale. Altri lo vedrà, non lo dirà perché stimerà più il vivo del morto, ed io resterò nell'opinione altrui dal lato del torto, per inganno della storia morale del cuore umano, non mai ben conosciuto, se non da dei grandemente indifferenti individui, capaci d'inalzarsi alla contemplazione del vero limpido, lucente, perfetto.