che io medesimo resterò forse scannato sull'altare della mia tenerezza, e della mia lealtà. Dunque... Un ferro dobbiamo conficcarci nel cuore? Dobbiamo renunziare ad essere utili ai nostri simili? Dobbiamo fuggir la società, per intanarci nelle viscere dei monti, o nelle tetre solitudini dei chiostri? E coloro, che sfidano i dolci tremiti della scambievole inebriante concatenazione dei cuori, per barattargli in un crudo disprezzo di quanto a lor non accomoda, sono più felici? Non lo so.