Si narra che Leibnitz
quel vasto genio, che seppe essere istorico, giureconsulto, metafisico, filosofo, mattematico sommo, assicurava, che tutte le sue cognizioni non le aveva attinte, che da pochi volumi, e la sua biblioteca non serbava se non le opere di Platone, Aristotile, Plutarco, Sesto Empirico, Euclide, Archimede, Plinio, Cicerone, e Seneca. Quanti hanno saputo istruirsi con sì pochi maestri? Quanti poi leggono vaste raccolte di libri, e nome non meritano quanto esso?