parti, si ha il ritratto dell'autore, ch'è un bel frate. L'impegno suo, è di mostrare che gl'indiani non sono né materialisti né manichei, ma idolatri che si sono fatti degli dei dei pianeti con allegoriche mostruose finzioni, che il sateismo fu la loro religione originaria, e che trasmessero ai persiani, agli egizi, e ad altri popoli dell'antichità senza spatriar mai. Tredici anni
stette esso colà, ed in specie nella missione del Malabar, onde apprese bene il samscrit, e riconobbe molti suo dialetti (p. 258 e seg.). Il notare tutto ciò che di curioso s'incontra in questo libro sarebbe impossibile, onde chi ama queste materie non può dispensarsi dal leggerlo. Nota tutto