loro delle virtù, e delle verità utili, e dirigergli per il buon sentiere. Siccome questi sono i soli geni, che stimo, non quelli, che lasciano dietro a sé le tracce della miseria, così mi punge il non poter esser nel loro stuolo. Tutto questo lo dico di buona fede, perché contento nella mia mediocrità non amo esser vano, e venero unicamente l'altrui ambizione innocente senza dolermi di non possederla per incapacità, per fiacchezza. Le mie circostanze non hanno condotto ad esercitare una decisa professione, onde neppure con ciò si è potuto in me sviluppare un rato talento in qualche branca, come si sviluppò quello dell'eloquenza