Sarebbe al parer mio cosa da farsi, il raccorre le popolari credenze, sopra gli auguri buoni, o cattivi, che si tolgono dalle casualità, e dai più piccoli accidenti giornalieri. Forse noi toscani abbiamo queste superstizioni dai nostri maggiori, che una scienza formarono dagli auguri, che prender si potevano dal volo degli uccelli, dalle viscere delle vittime, dal beccar dei polli ecc. e passata è in noi dai romani, che di ciò si servirono per regolare le faccende dell'impero.
Stando però in mezzo alla plebe, o in mezzo a quei piccoli spiriti, che da più della plebe non sono molti più, e di altro genere, se ne incontrano, che presi sono, da oggetti vanissimi come dal versarsi il sale, l'olio, il vino sulla tavola dal fistiar degli orecchi, dal cantar dei gufi ecc. la materia darebbe assai da scrivere ma inetta cosa sarebbe il farlo con importante