Nulla ho coll'autore, a cui sono amico da trentacinque anni in qua più di quello, ch'egli abbia mostrato di esser mio, che conosco quanto vaglia, e mi dispiace, che non sappia conoscer sé, né quelli che tratta, e potrei giustificare il mio giudizio con molti esempi (in specie mi ha colpito che dica t. I p. 114 che le leggi suntuarie cessassero sotto la monarchia quando ve n'è una solenne del 1637 di Ferdinando II
da me notata nella Prima Distribuzione di quest’Efemeridi t. ... p. ...) per non comparire un critico severo, e petulante. Ma finita questa lettura tornerò in campo, e potrò meglio spiegarmi appoggiando con delle buone prove quello, che ora penso, e ho scritto. Veramente io