e le vittime che vi cadono di ogni condizione sono continove. Tutta questa è reazione, ed in una gran massa deve esser terribile. il re non vi soggiornerà fin che non vi abbia una forte guarnigione russa, che colà s'incammina, perché non si fida de' suoi.
Doppo le prime ore della mattina, alzatosi il tramontano la giornata si è fatta bella, fredda, ed asciutta.
. A dì 6 detto giovedì.
Bisogna che oggi collochi qui una riflessione stesa in questi giorni che combina con quanto scrivevo nel novembre appunto 1798 (Ved. t. 26 p. 7228 [7248v]), e ch'è una rimembranza della mia passata vita.
Cartiglio
Riflessione. Persi all'età di otto anni mia madre, ai dieci circa mio padre, e questa fu la sorgente dell'infelicità nella quale passai tutta la mia fanciullezza. Al contrario per questa disgrazia divenni più libero, e cominciai di buonora a provare tutt'i dolori morali della vita umana, a cercar di scansarli.
Glossa margine sinistro
"L'homme naît bon. C'est la societe qui, fait les méchans, et c'est notre éducation qui les prépare" Bernardino de Saint-Pierre Etudes de la nature m. vol. I p. 420.
Da un buon tutore fui educato come usava per fortuna fuori di collegio. Nella gioventù fui povero, ed attorniato da molti pregiudizi di ogni genere, ma padrone di me. Se sopravivevano i miei eccellenti genitori sarei stato più felice ma più debole di salute, con gl'istessi pregiudizi, con altri artificiali ancora, e spinto in una carriera, che non era di mia vocazione. Fui battuto da mia madre, ma non già da mio padre, dal fratello, dai maestri, ed ero nella puerizia indociluzzo. Poi coperto per il più, timido in pubblico, vivo, allegro, franco, aperto, sincero in privato. L'amore allo studio non mi venne che doppo i quattordici anni. poco intendevo, e poco gustavo le cose, che mi insegnavano; mi pareva che vi fosse qualche cosa di meglio da imparare, e le favolette, le storie m'interessavano più del latino, e del greco. Mancavo d'idee perché mi facevano apprendere le parole, non le cose, mentre erano solo bravi pedanti i miei maestri. A Pisa mi si allargò la sfera delle cognizioni, e cominciai a conoscere dei buoni libri. Prima non ne avevo avuti. Ma lo studio sterile, disadorno, astratto della legge mi disgustava. Molto più quando andai a far pratica. La morale, e l'erudizione fu la cosa che più mi allettò, e dal frequentare i professori, e qualche amico di più talento di me, acquistai più che dai loro scritti, e dalle loro lezioni. Non sapendo a che appigliarmi aspettai la sorte, ed acquistato non so come un buon concetto, fui invitato per impiegarmi. Come tutto poi passasse l'ho scritto nelle mie Efemeridi, ed ora al terminare i settanta anni ringrazio la Provvidenza di avermi guidato al porto fra mille traversie accidentali, senza che la mia coscienza mi rimproveri che i privati falli della gioventù, e non i delitti impunibili delle sociali corrotte istituzioni, l'intemperanza dell'immaginazione, l'imperizia di una decisa abilità in qualche cosa, e non i vizi dello spirito, la depravazione del cuore, una dolorosa rimembranza di aver nociuto ad alcuno se gran bene non ho saputo fare a' miei fratelli. Godo poi nel occuparmi nel mezzo ad una buona famiglia di studi, di meditazioni, che pascono deliziosamente la mia mente, e conto di finir fra essi i miei giorni grato al mio Creatore, che tanto bene mi ha fatto nel tortuoso giro del viver mio in tempi tristi, e difficili.
Questa memoria sempre mi è a cuore, e mai la dimenticherò ripetendola, rinnovandola in un modo, o in un altro.