Osservazione. La repubblica letteraria non è punto, come pretendono, democratica, ma è aristocratica. Omero, Aristotile, Platone, Archimede, Virgilio, Orazio, Bacone, il Galileo, Newton, l'Ariosto, Leibnizio, Voltaire, Rousseau ecc. sono magnati che hanno corteggio, formano partito, danno leggi al terzo stato degli uomini di lettere. Questi cittadini di secondo ordine, non sono mai dittatori, m'al più agenti subalterni per governare la numerosa classe degli ignoranti ai quali impongono con un falso merito, e con una subalterna potenza. Quelli che sono ascritti alle accademie seggono nel consiglio di questa repubblica, hanno diritto a far le leggi per decidere del gusto, e del vero, ma un genio più sublime fuor di loro, un Cartesio ottiene d'imporre a questi orgogliosi membri, come il cavalier Tron al senato di Venezia. E quanti oscuri coltivatori dei buoni studi mai sono arrivati alle cariche; quanti per brighe, o per ciarlatanismo vi arrivarono come l'Achillini per breve tempo? I nomi dei più gran talenti sono come quelli delle più gran famiglie. Il volgo gli adora senza sapere il perché; gli segue come i liberti, ed i clienti seguivano a Roma i cittadini più potenti; e non cura quelli che si trattengono nelle solitarie meditazioni. Fissate l'autorità di certi facitori di sistemi, come Linneo, chi contradice loro è un insurgente ignorante, un allarmista imbecille. Abbia pur costui ragione, Linneo non può aver torto, come non lo poteva avere un giorno Aristotile, che come un Silla, o un Mario fece tanti infelici nelle scuole. Chi volesse adesso combatte la generazione dei colori nel prisma, sarebbe un solenne ignorante, come chi volesse dubitare, che la terra sia appiattata ai poli, che la chimica possa sbagliarla, che l'elittricità non sia un principio universale, che vi sieno stati meno vulcani di quelli, che travedono i Dolomieu in tutt'i paesi. Il raggiro, la prepotenza, la sorte rompe in mille modi la libertà, e l'eguaglianza nella repubblica delle lettere, e v'introduce l'altro dispotismo di pochi che si perpetua per lungo tempo nei loro allievi, e nei loro discepoli, con tutte le ingiustizie che partorisce l'orgoglio di alcuni.