Idee innate sopra le cognizioni. S'è vera la mancanza d'idee innate, e che tutte le nostre cognizioni si riduchino a dirette, e a riflesse, quelle essendo quante ne riceviamo immediatamente senza alcuna operazione della nostra volontà dai sensi, queste quante lo spirito acquista operando sulle dirette con unirle, e combinarle, molte cose s'intendono facilmente. S'intende perché sia più ignorante, chi esercita meno i sensi, e meno atto è a riflettere. S'intende perché le persone concentrate in un piccol vortice abbiano meno idee. S'intende perché in certi casi possa giovar l'ignoranza ai furbi. S'intende perché alcuni ristretti a pensare su poche nozioni dirette più ne acquistino delle riflesse relative ad esse. S'intende perché chi più vede più sappia, chi meno vede sia meno abile. S'intende quanto giovi far raccolta di cognizioni dirette, per aver materia di acquistarne delle riflesse. S'intende perch'esercitando troppo la riflessione, e poco andando in traccia di sensazioni, si cada nell'entusiastico. S'intende come... Lungo sarebbe l'indagare le conseguenze di questa dottrina, ferace assai di utili resultati. Quello, che adunque importa è di esercitar molto, e bene i nostri sensi in tutt'i modi, di averli sani, vegeti, perfetti; di non contentarci di pochi oggetti, me di esaminare, scandagliare, ricercare quella maggior quantità, che si possa; di non disprezzarne alcuno per vile, o piccolo, che sia. L'ammasso delle cose vedute, sentite, gustate, palpate, odorate è il vero patrimonio di tutto lo scibile, quello per cui c'inalziamo al possesso delle scienze migliori, quello, che ci fa penetrare nel conoscimento della natura, e delle relazioni di tutte le parti di lei. Quindi si vede quanto importi ai fanciulli il provvedergli a grado a grado delle cognizioni dirette, e di avvezzargli a riflettere sopra di loro posatamente, assicurati, che siamo le facoltà loro intellettuali corrispondere assai al bisogno, che vi è di maneggiare in mille modi le idee acquistate per via dei sensi.