Efemeridi Giuseppe Pelli Bencivenni

Serie II Volume XXXI (1803) - Parte I

Volume Trentunesimo - Parte prima » p. 50v

Io non ho sapute dire delle bugie officiose; io non ho saputo cercare delle trombe che m'immortalino; io sono stato pigro a prestarmi alle faccende altrui; io non ho pensato a voler guadagnare sulle commissioni; io non mi sono curato di cicalecci novellieri, e le gazzette mi sono bastate per appagare la mia giornaliera curiosità. Delle lettere che sono in stampa sette ottavi nulla vagliono, ed il resto non è sempre sicuro, benché non superfluo per chi sa spiare il cuore umano. Io vado lentamente a morir "Fato, vel praeter Fatum", come dicevano gli antichi, perché non sento ancora per qual verso mi voglia attaccar la Naturs o quella donna che apparse a Petrarca "... Involta in veste negra / Con un furor, qual io non so, se mai / A tempo de' giganti fosse a Phlegra" (Petrarca Trionfo della Morte), ma so ripetere quel che dice una vergine nel coro del Prometeo d'Eschile "Oh! Teo onnipotente /