ideai, di meditare quei maestri, che più apprezzo, di soddisfare quelle curiosità, che vorrei appagare. Ho intorno a me una folla di libri, e di carte, che mi opprimono, e mi pare di essere ad un magnifico banchetto nel quale la copia delle vicende fa nausea, e non permette, che incerti gustarne alcune lievemente si sappia. Non sto scioperato, ma non ostante arrivo a sera senz'aver compiti i miei desideri, ed empio il magazzino della mia testa con mercanzie di mille generi, che appena vi capiscono, e di rado sono quelle, che avevo disegnato di riporvi, e di serbarvi. Ma ho passato innocentemente il tempo, e tanto