quanti segni di plebea superstizione, quanti asili claustrali ove alberga con la pace anche tal volta il disperato pentimento, con la presunzione, l'ignoranza, con l'ordine, il disordine, quanti sassi serviti a mille usi con lo scorrer dei secoli; quanti orti, e giardini, che vorrei moltiplicati, paragonando la mia patria a tante capitali, se non più magnifiche, certo più amene; quanti rimasugli della repubblicana grandezza, i quali non mi danno indizio di più felici secoli, né di un vivere più piacevole, o più comodo se in Dante lo trovo descritto più morale, e meno corrotto.