a comprendere quanto mi sono richiamato in questi giorni alla memoria essendo ben difficile, che io potessi con diligenza rammentarmi tutto quello che distingue il tempo presente, col passato. "Desiver que tout soit bien, est le voeu du philosophe" disse l'autore dell'anno 2440 e che noi siamo vicini a ciò è una vana lusinga lo sperarlo. Anche le mode, le usanze, che sono cose indifferenti, se cambiano, non cambiano per ricondurre questo bene, quando mai vi sia stato fra gli uomini nel secolo d'oro.
Tempo sempre delizioso, e caro a chi villeggia.
o. A dì 27 detto sabato.
Si conosce mai bene l'uomo? Vedasi nell'annessa carta quanto osservo, e quanto dico.
Cartiglio
Conoscenza degli uomini. Nel ripassare i Viaggi del mio Montaigne ho avuto luogo di riflettere comparire in essi alquanto diverso da quello, che sembra ne' suoi Saggi, perché ve lo vedo vano anche puerilmente come quando lasciò le sue armi ai bagni in specie di Lucca senza che dovessero mai staccarsi
Glossa margine sinistro
T. III p. 286.
; credulo come visitando la Santa Casa di Loreto assistendo ad un esorcismo ecc. Pio in varie occasioni oltre quello si crederebbe ecc. Di qui è che ho concluso che gli uomini scrivendo sono tanto poco sinceri, quanto parlando in compagnia. Nella loro vita privata i medesimi lasciano la briglia alle loro passioni, e scrivendo, e discorrendo poi coprono il loro vero carattere. Di qui è che i cortigiani, le persone, le quali più delle altre hanno sempre un vero interesse a non lasciar travedere l'interno, sono quelle che più mentiscono, così i ministri ecc. Che le memorie, i ricordi privati, le lettere famigliari meglio dipingono l'animo dei loro autori, che i libri scritti per venire in luce. E che come non si può contare sopra i discorsi, così non si può contare sopra le opere di alcuno. Rousseau, che ha voluto esser cinicamente sincero nelle sue Confessioni, ha dovuto inserirvi una pittura di se medesimo più brutta di quella, che ci mostra ogni altra sua opera. Degli uomini straordinari poco si sa di quello, che non giova loro, che si sappia, lo ch'è un male, perché veneriamo in loro le virtù, e delle debolezze umane, se non dei vizi, che in loro erano non se ne ha le più volte sentore. Bacone, Bouffon ecc. ci hanno lasciato sapere quello ch'erano? Lo sappiamo d'altre relazioni per sorte a noi pervenute. Bisogna dunque, per conoscer gli uomini studiargli attentamente, ripescare quello, che scrissero con la lusinga, che non si stampasse, informarci da buoni testimoni della loro condotta domestica, e privata, e mai prendere a giudicargli dai loro libri, dai loro ragionamenti. Questo diverso contegno loro fa sì però, che di molti non si abbia mai la vera effigie, e che ottenghino spesso a torto la nostra stima troppo piena, perché può esser giusto l'accordarla loro per una parte, ed il dovergliela negare per altra. Infatti il talento può andar disgiunto dalla probità, la probità dal talento ecc. ecc.
La cosa mi peserebbe se non fossi al quinto atto della mia commedia. L'ho rappresentata alla meglio, ma già mi grava