Non posso in verun momento dimenticare, che gli uomini sembrano in questo secolo illuminato più perversi di quello, che sieno mai potuti essere.
E che barbarie non contano i secoli barbari, che non conti la fine del nostro? Che tratti di dispotismo, che masse d'ingiustizie in loro furono commesse, che in questo non sieno state ripetute?
La penna solo di un Tacito saprebbe in succinto raccogliergli, e non ci vuole il fiele di Giovenale per rimbruttirle. L'esposizione nuda della nostra storia da cinquanta anni in qua che disonora assai l'età nostra, ancor, che non abbia veduti sul trono, Tiberi, Neroni, i Domiziani, gli Elagabali ecc.
Dai fatti di Portogallo fino a quei recenti di Città di Castello, dallo smembramento della Pollonia, fino alla disorganizzazione di Roma non vi fu anno, non vi è paese, che non sia segnato da qualche gran delitto.
Assuefatti già a questi noi appena più gli curiamo, e ci vediamo resi insensibili a loro.
I tiranni coronati, ed i tiranni patriotti gli osserviamo egualmente perversi. Anzi assai più i secondi dei primi, perché le azioni loro per fondare la democrazia sorpassano quasi quelle in atrocità delle quali se ne dà colpa ai primi per conservare il dispotismo.
Senza esagerare i delitti loro la semplice lista, che ne tesserà la stora basterà per caratterizzare ai posteri la qualità degli uomini di questi tempi.
Gli stessi francesi si lagnano apertamente ed in stampa della loro epoca revoluzionaria, ma se non spargono più il sangue, che ha lordato il loro suolo, sull'altrui portano tutt'i mali, che hanno sofferti, ed a spese dei popoli innocenti s'ingrandiscono, e si arricchiscono avidamente con vaghe. e perfide promesse recando ove loro piace e giova libertà, e sicurezza.
Io sfido il più eloquente apologista a coprire, a scusare i mali, ed i vizi di questo periodo.