annesse carte delle mie Riflessioni imparziali per sfogare il mio cuore amareggiato dalle luttuose vicende di questo tempo, e dei paesi a noi confinanti.
Cartiglio
Riflessione imparziale. Già è anche in Italia consolidato l'esecrando spirito di partito, e nelle stesse repubbliche Ligure, Cisalpina, e Roma regna allato allo spirito di libertà, quello dell'aristocrazia, onde vi è un conflitto di azioni, che aumenta la massa dei mali, e dei delitti.
Glossa margine sinistro
"... Est quidem injustus dolor / Rerum aestimator" Seneca in Troade.
I patriotti vedono gli autori di questi nei preti, e negli ex nobili, e gli caricano di esecrazioni perseguitandoli atrocemente in parole, ed in fatti.
I loro supposti nemici si coprono con lo zelo per la religione, ma possono anche opporre che la perfidia francese ha date troppe riprove di sua malizia con tradirci, spogliarci.
E di fatto come vi può essere spirito pubblico in mezzo alla miseria alla quale siamo stati condotti ed ogni giorno il liberator ci conduce per arricchir sé, e molti de suoi con ingiustizie, e rapine? I nostri averi, le nostre sostanze ci sono tolte, e per respirare sotto l'albero di libertà mezzi ci mancano, che sostengano i suoi agenti, i suoi difensori senza che nudi restiamo nelle nostre case appena.
I fogli giornalieri perseguitano continovamente anche i buoni, ed i buoni devono occuparsi del pubblico bene?
Siamo liberi, ma i francesi sono quelli, che c'impongono sfacciatamente la legge, e possiamo amare di buon cuore l'esserlo così?
I più viziosi sono per il più quelli, che reggono le redini di questa libertà e che la predicano macchinando rivoluzioni nuove con calunniare i governi migliori, ed in ogni tempo l'immoralità a gran passi estende il dislogamento dell'ordine sociale né dobbiamo scuoterci perciò.
Vediamo un sovrano di tanti secoli con i medesimi titoli almeno di tutti gli altri (Pio VI) spogliato, e cacciato dal suo soglio senza accordargli sussistenza; vediamo un' aristocrazia (Venezia) democratizzata con artificiosi pretesti e poi consegnata per comodo alla monarchia; vediamo un popolo libero (la Svizzera) straziato perché non lo è a voglia della Gran Nazione, e possiamo fidarci del nostro destino?
Cento individui sono vittima ogni dì della prepotenza, ancor che rivestiti dell'autorità (i Direttori ecc. della Cisalpina, i municipalisti di molti dipartimenti, i giornalisti, che non scrivono a volontà del più forte ecc.), e l'uomo savio doverebbe amare questo presente stato di cose? Guadagna solo chi non aveva, o rubando, o rivestendosi dell'altrui, e le imposizioni oltrepassano assai quelle, delle quali ci dolevamo, e devono quelli, che perdono amare governi di tal fatta? Tutte le antiche abitudini false, o non false, si devono cancellare in un momento con tutte le antiche leggi, costumanze ecc. e chi ce lo dice predicando virtù senza averne, è atto a persuadere vecchi, devoti, timorosi ecc. ecc.?
La disperazione può dunque scansare anche dei delitti, ed un odio segreto almeno contrasterà sempre, gli sforzi di coloro, che ci vorrebbero non docili, ma vittime scannate sull'altare delle nuove opinioni. Si compiangano perciò e preti, e frati, ed ex nobili se si slanciano qualche volta più del dovere a loro rischio.
Grazie a Dio noi siamo sempre tutta via tranquilli, ma se altro seguisse? Se fossimo strascinati nelle sciagure, le quali sono all'ordine del giorno? Se questo territorio, questo suolo, questa patria fosse involta nella desolazione, che anelano i nemici della nostra felicità? Come saprei di me medesimo rispondere doppo aver spacciata saviezza per molti lustri, aver tessuta la Vita di Arelecchino?