Nella tranquillità filosofica, che godo, in mezzo ai rumori di guerra, in mezzo alle perfidie di una falsa democrazia, in mezzo al trionfante dispotismo disorganizzatore, in mezzo a quella cupa caligine, che nasconde il futuro, io medito volentieri.
Cosa è stato l'uomo della natura,
l'uomo condotto in società,
l'uomo religioso,
l'uomo applicato alle scienze.
E lo vedo selvaggio, prepotente, misero, infingardo;
ambizioso, falso, verniciato,
timoroso, paziente, artefice di se medesimo, e despota degli altri;
maggiore della propria natura, quasi un genio.
Mi rivolgo poi al tempo presente, e medito.
Il francese, che sempre simile a se stesso, grande nelle piccole cose, inquieto, orgoglioso, avido, sprezzatore, vuol essere una copia degli antichi eroi, ed adoprando il loro linguaggio, è malvagio più di loro; l'italiano indebolito dalle antiche sue disgrazie, non sa, né può essere né il difensore di se medesimo, né l'aggressore degli altri.
Il tedesco ...
E tutti mi paiono simili a quanti dalle legioni romane furono domati, ed immiseriti.
Medito il destino del mondo presente, che come la Peste Nera nel XIV secolo, la peste dell'Eguaglianza sia per fare il giro del globo;
che rotta la catena sociale, faticar si debba assai per riannestarne gli anelli;
che la follia aristocratica si vada a fondere in un nuovo sistema simile al suo, sotto altri vocaboli;
che non lo spirito di vantaggiare l'umanità, ma lo spirito di arricchirsi con le altre spoglie di sfogare tutte le passioni più vergognose guidi la forza, e l'opinione;
che...Tutto questo è assai per oggi.