Esagerazione democratica. Io vedo pochi fogli che non sieno esagerazioni calde, e fantastiche, e la storia della Rivoluzione francese o della nuova libertà democratica prende sempre più i tratti di quella dei governi della Grecia, e della Sicilia tumultuosi, sospettosi, undulanti, miseri per i buoni. La nostra terra è più tranquilla ove serve ai sovrani, che ove si è resa libera. Le gazzette di Parigi ci dipingono il vero stato delle cose, e sono il termometro per ogni giorno. Quelle di Genova, di Venezia, di Milano, di Mantova, di Bologna ecc. nascondono i mali, magnificano i beni altamente e ci tengono all'oscuro dello spirito pubblico più generale ammaestrato nella scuola della lealtà francese, dell'essenza della democrazia. La lealtà francese dipingerò meglio alla pace generale, l'essenza della democrazia è ora quello, che fu ovunque per tanti secoli. Vi si specchiano gli amici suoi, vi si specchi Venezia ecc. ecc. Io non compiango quelli aristocratici, che scesi sono per ambizione a promovere la democrazia e si trovano involti con i loro macellari, i loro calzolari, i loro sarti, o a ubbidire o a governare, quando non volevano farlo con degli eguali simili a loro. Io non compiango quei ministri di religione che si sforzavano di riscaldar la plebe contro i francesi senza persuadersi che accostandosi essi sarebbero stati da lei non ostante accolti perché mossa solo della speranza di un meglio. Io non compiango... Detesto bensì chi tiene ingannata l'Italia, chi copre la verità, chi declama contro i delitti della tirannia, e tace quelli della pretesa libertà. Veneti, Cisalpini siete liberi benché lo dichiate con gran voce? Popolo vivete or meglio in sostanza sotto i vostri liberatori, di quello, che viveste sotto quei che chiamavi oppressori? Rispondetemi alla pluralità.