Nel ristampare l'abate Luigi Lanzi la sua Storia pittorica d'Italia a Bassano come dirò in altro giorno, nel vol. I p. 264 ha inserita una nota che mi fa onore.
Glossa margine sinistro
Loda il mio Saggio della Real Galleria, rammenta altri miei scritti stampati, e confessa la disposizione data in lei ai quadri, ai disegni, alle medaglie, ed alle monete, con i miei cataloghi manoscritti ecc. È molto per un Lanzi, e gli sono grato con quell'espressione, che noto in margine, e che lascio nel foglio per non punger troppo.
Per mostrarmi adunque a lui grato gli scrivo una lettera di cui pongo qui la minuta, ed in cui con decente nobile orgoglio lo ringrazio. Parla del mio successore con meno lode alla p. 274 ma è sempre Gesuita. Nella medesima lettera gli do dei lumi per la sua opera, e molti più saprei dargli se dei passati miei studi potessi occuparmi.
Cartiglio
Al signor abate Luigi Lanzi Real Antiquario della corte di Toscana. Il dì 10 marzo 1797. La gentilezza usatami da voi, stimatissimo signor abate, di canonizzare il mio nome nella nostra immortale opera della Storia della pittura italiana vol. I p. 264 in nota esige tutta la mia più sincera gratitudine. Il mio carattere conosciuto da voi nella Real Galleria di Firenze per diciotto anni, nei quali siamo assieme vissuti al servizio di un ottimo, ed immortal sovrano, può convincervi, che con questa protesta non mentisco.
Glossa margine sinistro
Nemico quanto i senesi della simulazione, i quali come voi dite, e per lo spirito, e per l'educazione hanno pronto nella lingua, e nel volto ciò, che sentono nel cuore (t. I p. 276).
E per darvene una nuova prova vi partecipo adesso che dall'Antologia di Roma tomo corrente n. 26, 27, 28 potete intendere, che io posseggo una pittura in tavola, la quale meritava tutta la vostra critica perch'è a olio, e porta una data così (?)LXXXVI la quale non persuade me, che sia la più antica che si conosca quando si deva leggere come giace l'epoca scrittavi, ma invoglia almeno la sagace penetrazione delle persone quanto voi instruite a indovinare in che modo deva interpetrarsi anche seguendo le regole della paleologia della pittura. Se tornate qua vi esibisco volentieri di mostravela, e desidero di aver da voi il parere, non per venderla, ma perché quanto qualunque altro, amo tutta via di concorrere all'avanzamento dei buoni studi, alla gloria delle belle arti, ed all'onore dell'Italia, benché viva adesso molto appartato dalle lettere. Caro signor abate, se non c'intendevamo, se voi... La Real Galleria di Firenze poteva aumentare assai la mia celebrità, e con i comuni nostri sudori, potevamo prestare un giusto tributo a Pietro Leopoldo, che tanto fece per lei, e che tanto infamemente è stato trattato in questi giorni da una penna scellerata. Già preparai per una seconda edizione ed ampliando il mio povero Saggio, già progettai altri lavori ma io fui beneficato di più lucroso impiego dal buon Ferdinando III che sì felicemente ci governa voi rivolgendo in mente altri disegni non vi siete mai prestato con lealtà letteraria a quel celebre deposito intieramente e unicamente . Nella medesima Antologia potete trovare altri bei lumi sopra la pittura all'encausto, che il signor Giovanni Fabbroni con la sua perizia chimica, con la sua sagacità, col suo amore per tutto il buono ha sviluppati magistralmente illustrando, e correggendo Requeno, e gli altri, i quali doppo di lui hanno cercato d'indovinare gli andamenti della medesima. Questo squarcio vi averebbe giovato ad illustrare quello che scrivete, specialmente nella parte II del t. II p. 271 e seg. non che nella nota al t. I p. 578 ed altrove, ed a fare delle nuove riflessioni sopra la pittura ad olio, ed a coloro, i quali promettono di ravvivarla. Qual danno è ancora che non abbiate conosciuto un saggio di Diderot sopra la pittura diretto a Caterina II, che postumo è venuto alla luce nel 1796 e che con voli di fantasia avanza il giudizio, e la pratica di quest'arte divina. Cercatelo di grazia benché sia di un francese, e giudicatene senza prevenzione, che v'instruirà. Con questa mia lettera sarei contento se potessi convincervi, che io sono sempre simile a me stesso, che voi mi stimate, perché dovete stimarmi, e che io parimente conservo quei sentimenti, ch'esigono il carattere che io professo dicendomi con tutto l'ossequio vostro servitore vero.
Cartiglio
Signor Direttore stimatissimo e (?). Udine 22 marzo 1797. Ad una lettera tutta amichevole, e sincera, (?) direttore, rispondo con pari sentimenti e spero anzi che questa possa esser l'epoca di una scambievole amicizia fra noi: giacché tolto di mezzo il "meum et tuum" ch'era fra noi negli anni decorsi possiamo più liberalmente giovarci l'uno dell'altro. Vi sono ben obbligato del gradimento con cui avete accolta la testimonianza del vostro merito che ho espressa nella mia qualunque opera. Vorrei che questa avesse vita quanto noi le ne permettete, anche perché rimanesse memoria tramandata da un (?) collega del molto, che avete fatto per la Galleria e per le lettere, e dello zelo con cui avete servito il principe. Quel più che potea farsi per onore della stessa Galleria non era così facile in una città ove non sono per l'antiquaria gli aiuti che somministra Roma, e specialmente ove si tratta di stampare libri con rami e con molta spesa. Ciò che io poteva con le mie piccole forze e d'ingegno e di soldo era disporne una descrizione ragionata; e a questo ho mirato con gli studi e co' viaggi, raccogliendo sempre notizie nuove per tale oggetto. Le due opere che io pubblicava nel corso di tre anni credo ne faccian fede in gran parte; trovandovisi illustrati tanti monumenti di quel santuario di antichità e di belle arti. Molto più è quello che ancora conservo inedito in proposito di quei gabinetti che non mi eran chiusi, e qualora dovesse farsi la descrizione già da me ideata, e sospesa pe' cangiamenti della Galleria, e per qualche altra opposizione, io potrei intraprenderne la stampa per così dire da un giorno all'altro, e persuaderlo che io mi son prestato a quel deposito con lealtà letteraria, ed interamente ciò che voi non credete ancora. Distolto da quetso lavoro che più di tutti mi stava a cuore ho volta la penna non ad altri oggetti, perché ho sempre scritto o di antichità o di belle arti, ma ad altri temi, valendomi delle notizie raccolte, dirò così, per via; tanto più che ho trovato chi senza difficoltà e d'una maniera non così facile per me a Firenze, mi aiutasse al lavoro. Venendo a' particolari, di quali scrivete, non potei avere a Bassano quell'ultime cose indicatemi e me ne rincresce. Avrei volentieri fatta menzione delle scoperte del signor Giovanni Fabbroni che stimo assai e dal suo nome la mia opera e la trattazione della pittura a encausto avrebbe avuto onore; così dal nome di Diderot, e dalle ultime riflessioni su la pittura a olio. Ma è impossibile in opera vasta il vedere e saper tutto; anzi credo che alcuna di quella notizie si sian prodotte quando erano già stampati i luoghi a' quali eran opportune. Circa il numero (?)LXXXVI io non asserirei che sia la data del quadro; potendo essere ove manca il millesimo il numero delle pitture di quel dato artefice o di quella tal quadreria, come ho osservato più di una volta. Nondimeno se il 3 rovescio fosse stato in quel secolo usato da alcuno invece del CCCC potrà dubitarsi di ciò (?) ho io esempio: ma ne ho scritto a un amico che si queste cose ha fatti studi particolari e se ne addurrà esempio, non sarò piccolo il piacere che avrò in comunicarvelo. Intanto se ad altro vaglio, vi proferisco qualunque possa essere l'opera mia. Mi spiace solo che questa abilità, ch'è stata sempre tenue, va sempre più diminuendosi per la vista indebolita a segno che mi par quasi un miracolo esser venuto a capo di quest'ultimo lavoro. Dio faccia di me ciò che vuole purché mi conduca a veder Lui. Io sono con vero ossequio ed amicizia Vostro devotissimo ed obbedientissimo servitore ed amico Luigi Lanzi.
Tempo piovoso nella notte, e nella mattina, poi vario.