la vittima degli scellerati, e che i filosofi francesi lo sono quanto i più perfidi corsari infedeli, e ragionano con l'agnellino come il lupo in quel sonetto del dottor Antonio Gatti troppo noto, che si lagnava che gli turbasse il rio nel quale voleva bevere.
Io termino mesto in mia casa il carnevale fra pochi amici, e fra le mie cupe meditazioni, giacché il buon Digny per circostanze di sua salute non è più in grado di apprestarci la solita cena domestica.