Mediatzione. L'uomo è gloria, giuoco, enigma del mondo, dice Pope al suo Bolingbrocke. L'uomo che portò il nome di Bacone, o di Galileo forma l'onore della sua specie. Colui, che come Cesare mescola gran virtù, e gran vizi assieme in se stesso è un vero enigma, come giuoco della fortuna fu un Stanislao re di Pollonia, e tanti altri. Chiunque tu sii servi al tuo destino, o meglio ai fini del grande spirito ordinatore dell'universo, ma servi libero, e di esserlo ne sei tu stesso testimone. Come ciò segue è un mistero, che invano ha tentato svelarlo la filosofia, e la teologia creando sistemi, e vocaboli più oscuri di ciò, che volevasi intendere. Creato anello di una immensa catena sei tanto discosto dall'insetto che si ciba delle rose, quanto dall'angelo, che regge le sfere! Provvisto d'instinto, e di ragione né ti governi con questa, né ubbidisci a quello abusando stranamente della seconda, e confondendo il primo con gl'inviti delle passioni. Ancor queste furono innestate in te da chi ti creò, ma per tuo bene, non per la tua rovina, eppure a questa stoltamente le fai servire, come a render spessissimo infelici i tuoi simili piuttosto, che a sollevare la tua anima, a felicitare i tuoi fratelli. Leggi nel delicato Metastasio i sentimenti d'Iarba, di Artabano, di Temistocle, di Regolo, e non credere che le scene sole portino in vista questi mostri, o questi eroi. Gira lo sguardo e ne troverai dei simili intorno a te, una copia dei quali sono i ritratti, che colorì quel poeta. Le passioni formano gli Aristidi, e i Cronwel, i Catilini, e gli Arbaci egualmente. E perché? Interroga chi vede il tutto in un sol girar di ciglio, che calcolò i tempi, e che dispose gli avvenimenti perché adempiti fossero i suoi sapientissimi disegni. Sai quali sieno? Non t'inganni il tuo orgoglio, ascolta solo il tuo cuore, ubbidisci alla tua ragione, e non sarà tua colpa se foste infelice. Che dolce ristoro il sentirlo!