Ecco un'altra prosa sulla zolfa oraziana. Nulla dirà per quelli, che la incontrassero, per me dice assai.
Cartiglio
Prosa. "Cui placet alterius, sua nimirum est odio sors" Orazio Ep. 14 lib. I. È questa una condanna dei piccoli ambiziosi, i quali aspirano alle gran fortune, come se non sapessero le sorte infelici degli ultimi maire di Parigi, dei Carli, dei Gustavi, dei Luigi, che sedevano in trono sotto i nostri occhi come se non vedessero gli attuali rischi, che corrono tutt'i sovrani di Europa. Non invidi alcuno l'altrui sorte, se non vuol esser incolpato di mal conoscer la propria. La propria sorte è sempre la migliore, se per nostra colpa non divenne più infelice, se strani casi non la immiserirono. Ma dunque moriremo coltivando il nostro orticello, logorando le nostre forze nelle miniere, esponendo la nostra vita nelle battaglie, dice l'ortolano, lo schiavo, il fantaccino? E il navigante perché solca i mari sfidando le tempeste, e il commerciante perché cammina fra gli arenosi campi dell'Asia, e il finanziere perché si compra con applicazione l'odio della plebe e dei facoltosi che taglieggia? Hanno essi tutti la lor sorte in odio. E l'altrui credono migliore? Interroghino nella calma del loro spirito quei mortali che credono felici, gli accostino. Abitano le ricche anticamere? Comandano le armate? Godono pingui ricchezze? Vegetano sul soglio? Diranno tutti, che non sono paghi, non sono soddisfatti di ciò, che posseggono, che fra mille disgusti sono condotti al rincrescimento, e che invidiano il pastorello nelle selve, l'innocente cittadino, lo sconosciuto mortale a cui non manca il necessario, la salute, e la pace.
Glossa margine sinistro
"Del ciel felice dono / Sembra il regno a chi sta lungo dal trono. / Ma sembra il trono istesso / Dono infelice a chi gli sta da presso." Metastasio nell'Ezio.
È l'acciecamento della mente quello, che ci rende scontenti? Ma la Provvidenza, che formò l'uomo con le passioni, e quella che ci spinge ad odiare la nostra sorte per servire l'istrumenti del suo eterno ordine, onde vi sia il coltivatore, il mercante, il servo, il padrone ecc. Questa è la migliore scusa per tanti a cui può farsi il rimprovero di Orazio al suo fattore al quale rinfacciava "Tu mediastinus tacita pece rura petebas, / Nunc urbem, et ludos, et balnea villicus optas".
Spaziando negli ampi piani dell'immaginazione, e volgendo insieme il guardo a sé, nascer devono delle riflessioni morali, da cui il nostro cuore deve esser colpito amando la saviezza.
Bellissimo tempo nella mattina, poi nuvoloso.
ø. A dì 2 detto giovedì.
Imposta milanese. Doppo una gazzetta aristocratica nauseante di Milano, una n'è comparsa il dì 19 del caduto col titolo Il corriere di Milano, ossia il cittadino libero.