Benché la giornata non sia punto da Carnevale, per esser fosca, e molto piovosa, non ostante ho gettato in carta alcune riflessioni, nel foglio annesso (circumbilivagazioni VI) che piuttosto spiegano la circostanza del tempo, che quello attuale di lui. Senza partirmi dal mio modo di vedere per vecchiaia, ho pensato a rilevare la cosa in se stessa, ed ho sentito poi qualche forestiere, che ha trovato il nostro Carnevale presente più brillante, di quello che lo troviamo noi, tanto è vero, che il confronto è il [...]
supralinear
criterio
dell'essenza delle cose tutte, le quali non l'hanno naturale in sé.
Cartiglio
VI Il Carnevale d'Italia è forse un avanzo del genio etrusco per le cose teatrali.
Questa nazione accoppiava l'umor tetro, col gaio mirabilmente.
Per quello coltivava gli auguri, per questo era portato alla bassa comica.
Non so che sia stata fatta, e molto meno sviluppata questa riflessione, la quale averebbe condotto a spiegare i nostri costumi anche doppo 20 secoli, e più.
Delle cose volgari, e giornaliere molto di rado s'indaga l'origine, e la storia.
Io averei amato che fosse stata fatta quella del Carnevale con quella verità che presterebbe lo spirito di curiosa ricerca.
Con questa si potrebbe indagarne il principio verisimile, il propagamento. lo stato in vari paesi passato, e presente.
Il Carnevale di Venezia passò per il più allegro, quello di Roma per il più breve, ed il più rumoroso perché non durava che 8 giorni, quello di Milano il più lungo, perché andava quattro giorni più in là degli altri.
Pietro Leopoldo si dette la pena di abbreviare il nostro in molte parti, ma Frdinando III ha allentate assai le redini, come ho già notato.
Ne' tempi scorsi il giorno rigido tratteneva la libertà del sesso, ora di qualunque condizione sia può godersela senza vincoli, né seguaono sconcerti più che in addietro.
Tutto è sfrivolezza, balocco, trastullo insignificante. Le mentite spoglie non hanno bisogno di coprire i raggiri. In tutto l'anno le donne possono facilmente appagare le loro passioni.
Ma poche sono quelle, che ne hanno si temperamento, e sono più quelle
Glossa
che le hanno
d'interesse. I teatri sono divertimenti di tutto l'anno, di modo che, partoriscono presto la noia, e la sazietà. La maschera incomoda perché le complessioni dei facoltosi si fanno fiacche, ed il popolo non è per il più né comodo, né contento.
Anzi nell'attual fermento cove altri pensieri.
Si può predir forse che il Carnevale in sé anderà a svanire, ed a perdersi.
Questa piccola profezia è per i miei bisnipoti, e me ne faranno merito se mai alcuno vedrà questa carta.