Ho abbozzati qui appresso alcuni pensieri sopra le imposizioni senza dar nuove idee, ma raccozzando le note. È una delle mie solite circumbilivagazioni che partono da estro di prosaica riscaldata fantasia
Cartiglio
Fra le moltiplicate branche d'imposizioni, e tasse di cui sono stati aggravati i popoli io osservo, che alcuna non ve n'è, la quale non cada o
su gli stabili, o
su i confini, o
su le teste.
Hanno disputato, e disputano gli economisti, quali sieno le più giuste, le meno gravose, e si dividono in due gran partiti, alcuni tenendo per quelle su gli stabili di suolo, altri su i consumi. Io prenderei al secondo ad onta di molti argomenti, che si portano dai difensori del primo più volte di ciò ho fatto cenno in queste Efemeridi. Ma questo, che oggi voglio dire è che nella percezione delle gravezze si commettono molte ingiustizie,
E quando si condonano ad alcuni, perché il vuoto va a danno del pubblico,
E quando non si esigono con esattezza uniforme,
E quando si privilegiano luoghi, o persone,
E quando si facilitano le frodi,
E quando si vendono, o s'ipotecano,
E quando non si tiene la mano ai giudici,
a gli amministratori, a gli esattori,
E quando non si usano tutte le diligenze per condurle all'eguaglianza, ed alla verità ecc. ecc. sempre, perché non solo il favore conduce alle sproposizioni, ma diminuisce il prodotto, e la diminuzione del prodotto porta al bisogno di supplirvi.
Il sovrano non despota non è l'arbitro delle pubbliche entrate in verun caso, e suo preciso dovere è di regolar questa branca da buono, e leale economo, se non vuol tradire la fiducia dei sudditi, m'anche da illuminato, ed imparziale soprintendente.
Tutte le dottrine curiali fiscali ecc. sono ritrovati o di un avvocato d'ingiusto vessatore, o di un avvocato di chi vuol sottrarsi ingiustamente al peso.
Ma i migliori principi non sono sempre illuminati a bastanza. Pietro Leopoldo per darne un esempio, nel riformare molte cose nel mio ufizio, con ottimi fini ha condotte le cose al segno, che gli abitanti dei luoghi, che avevano le gabelle comunitative sieno di miglior condizione degli abitanti dei luoghi esenti, sgravando di tutto i primi, ma non i secondi per effetto delle
Glossa
sue condonazioni ad essi fatte. Il buon Principe non vedde le conseguenze de' suoi editti.
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In una delle passate sere al Cocomero fu recitata una commedia col titolo La malattia universale, e fu trovato che questa malattia è l'imprudenza. La commedia non era buona, ma d'inviluppo, piacevole per una volta, e spiritosa. Che questa malattia fosse universale lo provò sufficientemente ma non se in verità s'ella sia per assoluto la dominante.